Mezuzah Blog

Pensiero della settimana

CON LE PAROLE DI RAV LOCCI

2 Tamuz 5779 / 5 Luglio 2019

E non ci sarà più nessuno come Qorach e la sua congrega…

Numeri 17:5

Qorach con la sua protesta aveva per scopo il raggiungimento del dominio e della gloria personale. Per arrivare a questo, aveva fatto presa su un seguito disposto a sostenerlo ciecamente, non per il merito della questione ma solo perché al riguardo non aveva una propria opinione. Per questo la disputa di Qorach viene assunta dai maestri della Mishnà come il paradigma della discussione “shelò leshem shamaim/non in nome del Cielo” (Avot 5:23).

Ma quando si verifica una situazione in cui la discussione non è in nome del Cielo? Quando si ha la presunzione di possedere la verità assoluta, quando non c’è capacità di ascolto non lasciando agli altri la possibilità di esprimersi, quando si formulano domande non per ottenere risposte ma per vedere confermate le proprie posizioni. Tale discussione non avrà mai esito costruttivo ma, al contrario, alimenterà sempre di più la sua forza disgregatrice e distruttiva. Se invece la discussione porta entrambe le parti a raggiungere la verità, e per verità si intende mettere in atto la volontà del Creatore, questa sarà definita “leshem shamaim-in nome del Cielo”, come quelle di Hillel e Shammay (Avot 5:23). Questi due grandi maestri del I° secolo dell’Era Volgare, seppur con approcci differenti, avevano lo stesso fine: studiare, insegnare, osservare e praticare i precetti della Torà “perché essi sono la nostra vita e lunghezza dei nostri giorni”.

Il loro esempio dimostra – soprattutto – quanto non ci sia bisogno per sentirsi aderenti alla Torà, adattarla e modularla in base a quello che il nostro ego ci spinge a ricercare.

Shabbat Shalom


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