Mezuzah Blog

Pensiero della settimana

CON LE PAROLE DI RAV LOCCI

11 Siwan 5779 / 14 Giugno 2019

Nasò (Numeri 4:21-7:89)

Il secondo giorno presentò l’offerta Nethanel figlio di Tzu‘ar delegato della tribù di Issakhar.

Numeri 7:9

Alla fine della lettura della Torà di questo sabato, troviamo il capitolo (il più lungo della Torà con 89 versetti) in cui sono elencate le offerte per l’inaugurazione del Tabernacolo – dimora della Presenza divina in mezzo a Israele – da parte dei rappresentanti delle dodici tribù. Il Midrash racconta che fu proprio il delegato della tribù di Issakhar, proverbialmente ritenuta tribù di studiosi di Torà, a consigliare che tutti presentassero la medesima offerta. Il motivo di questo consiglio è evidente: non far cadere nessuno nell’invidia verso i compagni, per il fatto che qualcuno potesse presentare un’offerta migliore degli altri. Si pensi a cosa è accaduto a Caino e Abele…

Sia il consiglio sia la sua accettazione da parte di tutti, sempre secondo il Midrash, fu un fatto molto gradito al Signore tanto che affermò: Voi avete fatto in questo modo, in maniera tale che ognuno ami l’altro senza cadere nell’invidia e nell’odio, prendete anche Me in mezzo a voi e Io vi concedo il Mio Shabbat”. Il Signore, visto la concordia dimostrate dai rappresentanti delle tribù concede una deroga per il settimo giorno, lo Shabbat, in cui è permesso al delegato della tribù di Efraim di presentare la sua offerta (secondo la norma la presentazione di un sacrifico del singolo non respinge le regole del riposo sabbatico e quelli presentati dai delegati delle tribù erano d considerare come sacrifici offerti dal singolo).

Per questo motivo la Torà ripete per dodici volte il brano a nome di ogni offerente anziché scrivere che tutti i delegati delle tribù presentarono la seguente medesima offerta. Tutti hanno un brano dedicato perché si sono onorati e rispettati l’uno verso l’altro.

Se tra creature, secondo l’esempio dei rappresentanti delle tribù d’Israele, ci ameremo e rispetteremo veramente, ciò sarà motivo di compiacimento per il Creatore. Come uno dei profeti d’Israele: “Cosa richiede da te l’Eterno? Fare giustizia e amare la bontà” (Michea 6:8).

Mi auguro che tutti i candidati (risultati eletti o no eletti) in questa prossima domenica di elezioni per alcune comunità ebraiche italiane, traggano da questa lettura il giusto motivo per essere di compiacimento per Il Signore.

Dedico questo breve pensiero a Shalom Teshuba z.tz.l., un grande e speciale consigliere comunitario mancato da poco, con il quale ho avuto l’onore di collaborare nei miei anni romani e del quale porto un caro e fecondo ricordo.

Shabbat Shalom


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